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Valle del Douro

Valle del Douro

Quarantottomila ettari di vigneto viva e in continua evoluzione: questa è la valle del Douro che ha meritato la denominazione dei Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Il Douro è un fiume che nasce in Spagna e sfocia nell’Oceano Atlantico segando un percorso di 897 kilometri tra Spagna e Portogallo. Mentre in territorio spagnolo il corso del fiume è molto regolare e omogeneo, in Portogallo diventa irregolare e presenta dislivelli anche di 400 metri.

L’incontro con il terreno granitico risalente al paleozoico ha determinato la presenza di valli profonde, che però l’uomo ha trasformato in montagne di scisto con terra e muri, e su di esse fin dall’antichità si iniziò a coltivare la vigna.
Nell’Alto Douro quest’attività ha oltre duemila anni: alcuni ritengono che la maggior parte delle uve portoghesi sia stata introdotta nel paese dai Fenici. Già in epoca romana la valle del Douro veniva coltivata con la vigna e di generazione in generazione, la tradizione è stata rinnovata permettendo a questa valle di rappresentare una delle eccellenze del Portogallo a livello internazionale.

Il paesaggio che caratterizza l’alto Douro è dominato da terrazzamenti - che con il tempo hanno modificato la loro costruzione per permettere ai raggi del sole di raggiungere meglio le piante di vite, piccoli centri abitati perlopiù da contadini, cappelle e chiesette che sparse sui pendii delle colline e strade sterrate che collegano i diversi campi e le caratteristiche “quintas”, ovvero le aziende vitivinicole della zona.

La denominazione data dall’UNESCO rappresenta un riconoscimento soprattutto al paesaggio culturale che questa valle rappresenta, alla sua vocazione agricola immutata nel tempo e al sapere specializzato che gli abitanti di questa terra tramandano da secoli.
Ovviamente nel tempo il paesaggio è stato modificato in base alle esigenze e all’intervento dell’uomo, sono state introdotte nuove tecniche di coltivazione e si sono in parte modernizzati i processi di produzione del vino stesso. Non per questo l’Alto Douro ha perso il suo fascino antico, il suo profumo di vite e i colori che questa piante regala stagionalmente al paesaggio.

Il torrido clima che caratterizza il Portogallo renderebbe difficile la coltivazione, ma la presenza di valli profondo e di dislivelli nel terreno fanno si che il clima nella valle dell’Alto Douro sia abbastanza mite e riparato facilitando la coltivazione. Inoltre c’è acqua in abbondanza grazie al fiume Douro e il terreno è molto fertile e ricco di sali minerali.

La regione dell’Alto Douro è la più importante zona del Portogallo per la produzione del celebre vino Porto, vino liquoroso di fama internazionale. La produzione di questo vino avviene ancora secondo la tradizione: le uve vengono pigiata con i piedi nelle “lagares”, ovvero delle grandi vasche, poi il mosto ottenuto viene lasciato a macerare sulle bucce delle uve per circa ventiquattro ore e quando, ormai la metà dello zucchero è stato trasformato in alcol, la fermentazione viene bloccata aggiungendo alcol etilico, o brandy, che provoca la neutralizzazione dei lieviti.

Si ottiene quindi un vino dolce, con circa il 10% di zuccheri residui, con un grado alcolico di circa 20 gradi. La fase successiva è la maturazione del Porto, che sarà determinante per il sapore del vino stesso, e può avvenire nelle grandi e caratteristiche botti di ferro oppure nelle bottiglie.
Esistono circa una decina di tipologie di porto diverse, in base alla qualità dell’uva utilizzata e del tempo di maturazione. Ad esempio c’è il “porto bianco” che è un vino dolce e matura brevemente in legno, c’è il “porto ruby” che sta nelle botti due o tre anni e ha un gusto semplice e fruttato fino ad arrivate al pregiato “porto vintage” che è la varietà più costosa e ricercata di questa tipologia di vini poiché è prodotta mescolando uve particolari e ha una lunga maturazione in botti e in bottiglia.

La tradizione vitivinicola che la valle dell’Alto Douro rappresenta, il patrimonio culturale fatto di tradizione, antichi sapori e odori, la bellezza paesaggistica e cromatica di queste terre sono un patrimonio raro, se non unico, al mondo che deve essere gelosamente preservato e tramandato di generazione in generazione.